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Vitamina B12 O cobalamina, il colore rosso scuro le viene dato dal cobalto. Allo stesso gruppo appartengono il virus dell’herpes simplex (HSV) che causa lesioni vescicolari “a grappolo” in sede orale (febbre delle labbra) o genitale (herpes genitale), il virus della varicella-zoster (VZV) che causa la varicella solitamente in età infantile e l’herpes zoster solitamente in età adulta, il virus di Epstein Barr (EBV) responsabile della mononucleosi infettiva, l’herpesvirus 6 (HHV-6) che causa una malattia febbrile esantematica nei bambini (sesta malattia) e altri virus che infettano la specie umana.Cresce di preferenza nei fibroblasti, cellula del mesenchima embrionale che, durante lo sviluppo del tessuto connettivo, dà origine alle fibre della sostanza fondamentale ed è sospettato di attività oncogenetica, cioè di provocare l’insorgenza di tumori. Hai mai sentito parlare di argento colloidale ionico? Il primo riferimento conosciuto alla pianta risale al XVII sec., quando alcuni botanici dell’isola di BARBADOS scoprirono questo albero da frutto sempreverde, alto da 4 a 25 metri, con foglie di colore verde carico, fiori bianchi e profumati, frutti rotondi e gialli. A 47 aa. L’età media del campione era di 48,92 anni, con una lieve predominanza femminile (52,4%). Visto che la zona interessata può essere coperta dal costume da bagno, posso osare l’esposizione al sole, ovviamente senza esagerazioni e con tanto di forti creme protettive, oppure è meglio proprio evitarla?

In molte donne questa sintomatologia può regredire e scomparire spontaneamente. Provoca, inoltre, una riduzione della tolleranza agli sforzi, causata da un’efficienza subottimale della contrazione del cuore, con sintomi quali palpitazioni, affaticamento e mancanza di fiato. Il beta-carotene è l’altra metà della vitamina A e viene anche chiamato precursore o provitamina. Le vaccinazioni costituiscono un intervento preventivo di fondamentale importanza a tutela della salute per tutte le età della vita. L’infezione primaria Generalmente l’infezione primaria da CMV decorre asintomatica, cioè il virus non dà alcuna sintomatologia evidente. Il disturbo e’ fastidioso, va e viene per conto suo, risponde male agli antidolorifici classici. Tema critico da tensione e anestetico procedere per sostituirli con.

Nei pazienti affetti da tumore del colon in stadio III si raccomanda un trattamento adiuvante della durata di 6 mesi. Le dosi raccomandate per i pazienti in emodialisi sono indicate in Tabella 1. La loro durata è però limitata nel tempo; infatti, generalmente non sono più evidenziabili a distanza di 3-6 mesi dall’infezione. in bangladesh cialis remboursé Cara Mendapatkan Cialis par la sécu cialis 5mg vente en ligne viagra generico online forum viagra en concepcion. Sul mercato vi sono infatti prodotti contenenti PEA di qualità molto discutibile. In una settimana o 2 tutto è finito: ma questo non significa che l’infezione sia diminuita. Le ostuzioni intestinali, le cicatrici (aderenze), la diverticolite, la stenosi colo-rettale, la malattia di Hirschsprung o i tumori possono comprimere, schiacciare o restringere l’intestino e il retto e provocare la costipazione.

Unica controindicazione: la mesoterapia estetica non può essere praticata sulle palpebre inferiori e né ai lati delle labbra. L’herpes zoster può causare dolore addominale localizzato e grave in assenza di lesioni cutanee tipiche che si sviluppano solo alcuni giorni dopo la comparsa del dolore. A questo riguardo, non si può far altro che mettere in pratica alcune misure igieniche preventive (lavarsi accuratamente le mani, evitare i contatti con le secrezioni dei bambini), soprattutto nell’accudire bambini in età prescolare. E’ un dolore che si autoalimenta diventando la causa e la conseguenza di se stesso. Sono in corso numerosi tentativi volti allo sviluppo di un vaccino sicuro ed efficace ma, al momento, nessun vaccino è disponibile. Riassumendo, per una persona sana (immunocompetente) l’infezione da CMV è un po’ come un silenzioso compagno di vita che si acquisisce una volta per sempre, e che non dà praticamente mai segno di sé, se non intervengono condizioni che debilitano il sistema immunitario del soggetto stesso (trapianto o infezione da HIV non curata). Esistono farmaci specifici antiCMV ma, dal momento che questi farmaci possono avere effetti collaterali, il loro uso è ristretto ai soggetti immunocompromessi (trapiantati) con infezione da CMV disseminata o a carico di un organo specifico.

Per il rischio di essere trasmessa al feto (trasmissione verticale) sia durante un’infezione primaria che a seguito di riattivazione o reinfezione della madre. Tuttavia, è importante tenere ben presente che eventuali patologie fetali malformative o di altro tipo sono causate pressoché esclusivamente da un’infezione primaria. L’infezione primaria si può verificare una sola volta nella vita. Pertanto, se una gestante ha già contratto in passato l’infezione primaria (e quindi sviluppato i relativi anticorpi ovvero, più in generale, una immunità specifica), questa non può ripetersi in caso di ulteriore contatto con il virus. 1. Accertare lo stato immunitario (presenza di IgG specifiche) nei confronti di CMV PRIMA di pianificare una gravidanza 2. In caso di sieroPOSITIVITÀ (=presenza di IgG specifiche): non sono necessari ulteriori controlli 3.

In caso di sieroNEGATIVITÀ (=assenza di IgG specifiche): controllare con cadenza mensile IgM e IgG specifiche per CMV, per poter diagnosticare prontamente un’ infezione primaria in corso gravidanza (sieroconversione). 4. In caso di positività per IgM: a) non farsi prendere dall’ansia: il numero delle donne in gravidanza che contraggono l’infezione primaria da CMV è di gran lunga INFERIORE a quello delle gestanti che risultano positive per IgM anti-CMV in un test di screening; b) rivolgersi ad un centro specializzato. 1. In primo luogo, perché, trattandosi di una diagnosi molto delicata dalla quale possono dipendere decisioni irrevocabili, è necessario che vengano eseguiti più esami su ogni singolo campione, in modo che i risultati ottenuti (siano essi positivi o negativi) si confermino vicendevolmente. A questo proposito, sono molto pochi i centri/laboratori che hanno a disposizione tecniche diverse. 2.

In secondo luogo, sono ancora meno numerosi i centri che possono contare su una solida esperienza e adeguate conoscenze specifiche per la corretta interpretazione dei risultati. E’ quindi indispensabile che i futuri genitori siano aiutati, caso per caso, da professionisti qualificati che illustrino loro in maniera esauriente il significato e i limiti degli esami eseguiti. 1. La determinazione degli anticorpi specifici per CMV non fa più parte degli esami gratuiti in epoca preconcezionale: Perché? È davvero così importante? Come per quasi tutti gli herpesvirus, l’infezione da CMV è molto diffusa nella popolazione. Tuttavia, circa il 30% delle donne in età fertile non è immune (non ha anticorpi nel sangue) e, quindi, corre il rischio teorico di contrarre l’infezione in gravidanza (l’incidenza può essere stimata attorno all’ 1-2%).

Complessivamente, le future madri a rischio sono quindi poche, e il rapporto costo/beneficio per l’intera popolazione non giustifica, secondo gli attuali parametri di legislazione sanitaria (DL 245 10/9/98), la gratuità dell’esame. È necessario però fare qualche osservazione in merito: nei Paesi più industrializzati, e anche in Italia, la diffusione dell’ infezione sta diminuendo: ciò significa che in futuro saranno sempre più numerose le donne potenzialmente esposte al rischio di contrarre l’infezione primaria durante la gravidanza. Inoltre, la determinazione degli anticorpi anti CMV è un esame semplice e poco costoso. 2. Mi piacerebbe avere un bambino nel prossimo futuro oppure sono incinta e sono risultata immune (positiva per anticorpi) a CMV: che rischi corro? Ben pochi. Di fronte a una positività per anticorpi IgG specifici ogni problema è praticamente scongiurato, non solo per la gravidanza in atto o programmata ma anche per le eventuali gravidanze future.

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Infatti, gli studi epidemiologici indicano non solo che la probabilità di trasmissione materno-fetale di una infezione riattivata è minima (dallo 0.2 al 2%), ma, soprattutto, che il rischio di conseguenze per il feto è estremamente basso. 3. Mi piacerebbe avere un bambino nel prossimo futuro, oppure sono incinta e sono risultata non immune (negativa per anticorpi) a CMV: che cosa devo fare? Non esistendo ancora un vaccino per CMV, il primo consiglio per una gestante sieronegativa è di sottoporsi con cadenza mensile al dosaggio degli anticorpi anti-CMV di tipo IgM e IgG, in modo da poter diagnosticare con tempestività un’eventuale infezione primaria. Inoltre, per limitare il rischio di infezione, è consigliabile mettere in pratica alcune misure preventive particolarmente nei confronti di bambini piccoli (principale fonte di contagio), specialmente se frequentano l’asilo nido o la scuola materna. Utili misure preventive · non condividere con il bimbo stoviglie (es. Sono, inoltre, utili per datare l’infezione primaria materna alcuni parametri virologici, quali la determinazione dell’avidità degli anticorpi IgG specifici, e la determinazione della presenza del virus o di suoi componenti (antigeni, acidi nucleici) nel sangue periferico della madre.

spazzolino da denti); · non portare alla bocca succhiotti o ciò che il bimbo possa aver messo in bocca. · non baciare il bambino sulla bocca; lavarsi accuratamente le mani dopo aver soffiato il naso al bambino o dopo avere toccato la sua saliva. · usare i guanti per cambiare il bambino, per maneggiare e lavare la sua biancheria sporca, ma anche per rassettare i suoi giochi ecc; dopo aver finito ed essersi tolti i guanti, lavarsi accuratamente le mani. · lavare con acqua e sapone o passare con una soluzione di candeggina diluita (1 parte di candeggina e 9 parti di acqua) i giocattoli del bambino e risciacquare bene. Le prime tre evenienze, che non comportano alcun rischio per il nascituro, non sono affatto rare, anzi, rappresentano la maggioranza dei casi. In base all’esperienza del IRCCS Policlinico S. Matteo di Pavia, un’infezione primaria da CMV è stata diagnosticata soltanto nel 30% delle gestanti giunte al centro per una positività IgM.

Riassumendo, i due terzi circa delle gestanti che si rivolgono al centro con un referto di IgM positive per CMV non hanno in realtà contratto un’infezione primaria e quindi non corrono alcun rischio di trasmettere il virus al nascituro. Perciò, il riscontro di IgM anti-CMV durante la gravidanza non deve spaventare la futura madre, ma solo spingerla a rivolgersi a un centro qualificato che possa approfondirne il significato clinico. 5. C’è un modo semplice per accertare se si è già contratta o meno l’infezione primaria da CMV? SI, è sufficiente determinare la presenza di anticorpi specifici per CMV su un prelievo di sangue. Se sono presenti IgG specifiche, il soggetto è immune (o sieropositivo) per CMV. Per quanto abbiamo appena detto, è particolarmente importante per una donna fare questo accertamento PRIMA DI INTRAPRENDERE UNA GRAVIDANZA.

Lasciando da parte questi rimedi, la sciatica o meglio lombosciatalgia colpisce l’8,2% della popolazione (7,3% maschi e 9,3% femmine) e rappresenta una delle principali cause di assenza dal lavoro e di richiesta di visite mediche e indagini diagnostiche. Bisogna però ricordare che, dato che i bambini hanno bisogno di meno vitamina A rispetto agli adulti, sono più vulnerabili alle intossicazioni da vitamina A. Anzitutto, è necessario cercare di datare l’infezione, cioè di riferire l’inizio dell’infezione a un momento preciso della gravidanza. La datazione deve tener conto di diversi parametri, clinici e di laboratorio. Molto spesso un’intervista (anamnesi) condotta accuratamente è in grado di evidenziare nella gestante che contrae un’infezione primaria una sintomatologia aspecifica, ma significativa (cefalea, febbricola, astenia), così come alterazioni di parametri di laboratorio quali leucocitosi, linfocitosi relativa, ipertransaminasemia. Sono, inoltre, utili per datare l’infezione primaria materna, alcuni parametri virologici, quali la determinazione dell’avidità degli anticorpi IgG specifici, e la determinazione della presenza del virus o di suoi componenti (antigeni, acidi nucleici) nel sangue periferico della madre. Alcune delle ADR sono reazioni che si osservano comunemente con il medicinale di associazione (ad es.

L’infezione non complicata da Herpes zoster non altera in maniera significativa la farmacocinetica di penciclovir dopo somministrazione orale di famciclovir. Inoltre i rischi per il feto sono diversi a seconda del suo stadio di sviluppo al momento dell’infezione. · Può essere eseguito un accertamento prenatale che consenta di verificare se il feto è stato interessato o no dall’infezione. Perché la PEA è un antidolorifico e antinfiammatorio naturale, è adatta per diversi tipi di dolore (PEA: rimedi naturali per infiammazione nervo sciatico). Se l’infezione non viene trasmessa, il virus non può causare danni al feto. · È possibile accertare se il feto abbia contratto l’infezione soltanto attraverso esami invasivi, quali l’ amniocentesi (prelievo di liquido amniotico) e la funicolocentesi (prelievo di sangue dal cordone ombelicale). Questi esami possono essere eseguiti presso un centro ostetrico specializzato in diagnosi prenatale.

Il gruppo del Servizio di Virologia dell’IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia, di cui fa parte la dr.ssa Maria Grazia Ravello, da anni coopera con gli Istituti Clinici di Perfezionamento di Milano (Centro di Medicina Prenatale dell’ Ospedale Mangiagalli e Ospedale dei bambini “V.Buzzi”): la loro collaborazione è essenziale anche per eseguire un attento monitoraggio sia clinico che strumentale (per es. ecografie) della gravidanza. · Prima di procedere all’accertamento prenatale é necessario che la madre sia sottoposta a ricerca del DNA di CMV nel sangue. In caso di positività, sarebbe prudente rimandare per quanto possibile la procedura, per evitare la teorica possibilità di trasmettere l’infezione al feto in seguito alla procedura diagnostica stessa. · Una volta prelevati, i campioni di liquido amniotico e di sangue fetale vengono utilizzati per eseguire esami virologici diversi, che devono essere eseguiti congiuntamente per poter giungere a una diagnosi corretta. Per quanto riguarda il liquido amniotico, esso viene usato per l’isolamento del virus (considerato l’esame di riferimento). Inoltre, vengono ricercati DNA virale mediante reazione a catena della polimerasi (PCR) e RNA virale mediante amplificazione dell’acido nucleico sulla base della sequenza (NASBA).

Sul sangue del feto viene ricercata e quantizzata la presenza di virus infettante mediante isolamento virale convenzionale e rapido (test della viremia), oltre che di componenti virali quali la proteina pp65 (test dell’antigenemia), DNA virale (test della DNAemia) e RNA virale (test della RNAemia). Inoltre, viene ricercata la presenza di anticorpi IgM virus-specifiche. Infine, vengono determinati alcuni parametri ematochimici generali (che permettono di indagare lo stato di salute generale del feto). · I risultati delle analisi virologiche sono disponibili entro 24-72 ore dal momento dell’accertamento prenatale. È difficile rispondere a questa domanda, nel senso che al momento nessuno dispone di mezzi affidabili per prevedere l’ esito dell’ infezione congenita in ogni singolo feto. In generale, un’ infezione fetale può dare luogo a diversi esiti: · nascita di un neonato con infezione congenita sintomatica, cioè con segni o sintomi evidenti di malattia (in circa il 10% dei casi), · nascita di un neonato con infezione congenita asintomatica (neonato in apparenza sano) per il restante 90% dei casi · morte fetale con aborto spontaneo (raramente). Alla nascita, i neonati sintomatici possono presentare uno o più dei seguenti segni o sintomi: fegato ingrossato (epatomegalia), milza ingrossata (splenomegalia), colorito giallo della cute e degli occhi (ittero), piccole emorragie cutanee (petecchie), testa più piccola del normale (microcefalia), depositi di calcio nel cervello (calcificazioni cerebrali), basso peso, prematurità, difetti dell’udito, difetti della vista, alterazioni degli esami del sangue (transaminasi e bilirubina elevate, basso numero di piastrine…).

Questo quadro può essere tanto grave da portare a morte il neonato o così lieve (sintomi transitori) da risolversi nel giro di poco tempo. · Buona parte dei neonati sintomatici (80%) possono poi sviluppare sequele tardive, cioè manifestare, entro i primi anni di vita, problemi che alla nascita non erano apparenti, soprattutto sordità, difetti della vista, ritardo di sviluppo psicomotorio, o altre sequele neurologiche. · Anche i neonati con infezione congenita asintomatica possono sviluppare sequele (in particolare difetti dell’udito), ma in una percentuale molto inferiore (circa il 10%). Per questo motivo tutti i nati, sintomatici e non, dovrebbero essere controllati durante i primi mesi e anni di vita, con attenzione, in collaborazione con i pediatri, seguendo un protocollo di monitoraggio clinico e virologico. · Purtroppo non esiste attualmente alcun modo di prevedere, durante la gravidanza, se un bimbo con infezione congenita sarà sintomatico o meno, se i suoi sintomi saranno lievi e transitori o gravi e permanenti, e quali bambini, sintomatici o non, svilupperanno sequele, e di che tipo. · La nostra esperienza sul campo ci dice però che un feto, che sia stato diagnosticato come infetto sulla base della presenza di virus nel liquido amniotico, ma abbia presentato ecografie e esami del sangue nella norma, una quantità minima o addirittura assente di virus nel sangue e IgM assenti, ha maggiori probabilità di superare l’ infezione contratta in utero senza danni permanenti precoci o tardivi. 9.

Ho fatto l’accertamento prenatale con esito negativo: posso essere sicura che il bambino nascerà non infetto? La risposta è affermativa al 90%. Esiste infatti la possibilità, stimata intorno al 10%, che l’infezione possa trasmettersi al feto dopo l’accertamento prenatale. Per questo motivo è importante che un risultato negativo all’accertamento prenatale venga sempre verificato su campioni di sangue e urine prelevati al neonato alla nascita o nelle prime due settimane di vita. 10. Dal momento che, una volta accertata l’infezione congenita del feto, non possiamo fare niente per curarla durante la gravidanza e non possiamo neanche prevedere con certezza quali conseguenze questa infezione avrà sul bambino, perché allora fare la diagnosi prenatale, una volta confermata l’infezione primaria materna? Anche questa è una domanda a cui non è facile rispondere.

Nella pratica, noi proponiamo l’accertamento prenatale, ma la decisione finale è (ovviamente) sempre lasciata ai futuri genitori. A nostro modo di vedere, è, però, sempre importante conoscere al meglio lo stato di salute del nascituro. Nel caso in cui l’accertamento sia negativo, i futuri genitori possono tornare a vivere senza troppe ansie la loro attesa, almeno per quanto riguarda l’infezione da CMV. Nel caso sia positivo, l’accertamento prenatale dà alla coppia, informata correttamente sui rischi dell’infezione congenita, la possibilità di decidere consapevolmente se continuare o meno la gravidanza, e, in caso di prosecuzione, di seguire al meglio il nascituro, che, ricordiamo, nella grande maggioranza dei casi, verrà alla luce e crescerà sano e normale, malgrado l’ infezione congenita da CMV. Inoltre, è vero che per ora non sono disponibili misure per la cura e la prevenzione da attuare “in utero”, ma grazie agli sforzi della ricerca in questo campo, queste potrebbero rendersi disponibili in un prossimo futuro.

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